
Taistoi + Colgate
Covo Club | Eventi stagione 2024/25
Taistoi + Colgate
ITA / alt pop / Panico Dischi /
TAISTOI
“Vibrisse” è il primo album di Taistoi, giovane talento che risponde al nome di Andrea Esposito, già autore dell’EP “Portamento” (2022).
ll disco, prodotto da Bruno Germano (già al lavoro con Iosonouncane, Daniela Pes, Giardini di Mirò), è un viaggio attraverso un mondo sonoro eclettico e ricco di sperimentazione, dove tastiere trip hop e dream pop intersecano chitarre e bassi shoegaze che creano un’atmosfera oscura, mentre batterie in stile anni Settanta e voci da cantautorato italiano
(I Giganti, I Corvi, I Ribelli) illuminano il buio come gli occhi dei gatti la notte.
Le vibrisse sono le estensioni tattili di alcuni mammiferi, primi fra tutti i gatti.
Animale notturno per eccellenza, elegante e sornione, il gatto sembra fregarsene di ciò che lo circonda, ma è sempre all’erta e pronto a captare il pericolo.
CÓLGATE
Si scrive cólgate, ma si legge Marta, Giulio, Matteo e Andrea, uniti dalla passione comune per lo shoegaze, la new-wave e l’alt rock. Se lo si pronuncia, lo si fa cantando, suonando e sbraitando il triste fallimento della magia sotto al peso della noia, la mano che scambi per carezza quando invece è schiaffo. I cólgate sono la provincia e la sua ridicola pomposità, la metropoli ed il suo progresso. Sullo sfondo, in una rapida corsa di immagini: la pioggia, il cemento, il suo sorriso, il bar e le stelle, nel caldo abbraccio dell’emo-gaze e del rock alternativo italiano.
La musica dei còlgate può essere descritta come l’attesa impaziente che si prova negli istanti che precedono l’accadere di qualcosa di sorprendente, il momento che precede il decollo degli aeroplani, la notte prima di una gita scolastica, che esprime un’agitazione puerile e sincera. Nei testi, gli avvenimenti che caratterizzano la quotidianità della provincia assumono la struttura di veri e propri atti rituali, aprendo l’ascoltatore a una dimensione di realismo magico.
Esattamente come Taistoi: «Il suo essere molto discreto, quasi impercettibile, lo rende un ottimo osservatore e io mi rivedo nei suoi occhi sottili incorniciati da lunghe vibrisse».
Ed è proprio l’impercettibile che un narratore dovrebbe raccontare: l’impercettibile è oscuro agli occhi di chi non sa guardare e silente per chi non sta ascoltare.